
Un luogo di raffinata esclusività

Un luogo di raffinata esclusività

aricolo apparso su PANORAMA, numero 9 del 19 febbraio 2025
Viaggio tra i ristoranti stellati dove grandi chef servono opere culinarie sotto volte affrescate o in sale con quadri di valore inestimabile. Perché si gusta anche con gli occhi.
di Antonio Bozzo
In Italia non è difficile mangiare in ristoranti che sono di per sé opere d’arte, ospitati in palazzi storici, tra colonne e affreschi d’epoca antica. Invece non sono tantissimi i locali dove vengono serviti piatti di qualità, talvolta firmati da grandi chef, in sale dalle pareti tappezzate di quadri, in ambienti valorizzati da statue o installazioni, tra design e avanguardia. La sensazione è mangiare nell’arte, avvolti dalla bellezza, in dialogo con le creazioni, anch’esse artistiche pur se effimere, in arrivo sui tavoli.
A Busto Arsizio (Va), luogo vicino ai flussi internazionali – Malpensa, Svizzera, Milano e Torino non sono distanti – un edificio di inizio Novecento è consacrato alla relazione arte-cucina. È il sogno realizzato di uno chef di esperienza, ex primatista nel nuoto: Massimiliano Babila Cagelli. Ha trasformato casa sua in un format inedito e lo ha chiamato Tavolo Unico.
Sette le sale, disseminate nei tre piani, ognuna appunto con un tavolo che può ospitare quattro o cinque commensali. Hanno nomi evocativi, tra cui: Suite Romeo e Giulietta, Sala Dalí, Sala 509, Taverna De Chirico. Due costituiscono, da un mese, il bistrò Olio su Tela, con più tavoli e un pianoforte per le serate musicali.
Spazi che sovrabbondano di opere d’arte, della collezione di famiglia: tra serigrafie, dipinti, sculture, libri d’autore c’è da farsi gli occhi (la selezione è curata dalla storica Serena Colombo). Tra una portata e l’altra scoprite un olio di Renoir, una tecnica mista di Picasso, un dipinto di Dalí, bronzi di Rodin, una litografia di Banksy.
Non si tema che la mano dello chef patron venga oscurata. I piatti di Cagelli, dal cacciucco d’ispirazione livornese, al rombo chiodato su insalata liquida, alla zuppa di porcini e lumache, sono “frammenti d’arte”, come recita uno dei menù in carta.